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27 giugno |
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MARIO RUSCA TRIO |
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09 PM
P.zza Mollino
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Uno dei pianisti più
rappresentativi della storia del jazz italiano. E' Mario Rusca, personaggio
di fama internazionale, artisticamente cresciuto a Torino, sua città
natale, dove ha studiato e suonato fin da ragazzino. Di strada, artistica,
ne ha fatta parecchia e a lungo è stato il piano jazzman italico
più conosciuto nel mondo, al punto da far conoscere il suo
talento ai colleghi più noti nel circuito, personaggi del calibro
di Gerry Mulligan e Chet Baker, tanto per ricordarne alcuni. A lungo
ha animato le serate del Capolinea di Milano, il jazz club più
famoso della Penisola. Ottimo compositore e arrangiatore, collabora
da anni con la Rai dove realizza musiche per numerosi programmi televisivi.
Tra i suoi successi vale la pena ricordare la collaborazione con Mina:
per la Tigre di Cremona ha scritto le musiche di alcune canzoni di
successo.
Al Festival partecipa con un gruppo di primo piano, un trio che annovera
il contrabbassista Riccardo Fioravanti e il batterista Stefano Bagnoli.
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28 giugno |
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FURIO DI CASTRI "OUTLINE" |
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10:30 PM
P.zza Mollino
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Al Festival di Torino una
serata che Furio Di Castri aveva in mente da tempo di realizzare.
Il progetto si chiama "Outline" e coinvolge alcuni prestigiosi
musicisti della scena torinese che con il loro talento sono riusciti
ad imporsi nel jazz che conta. Un omaggio dovuto a una città
che da tempo sforna ottimi solisti in grado di consacrarsi definitivamente
all'estero. Due gli special guest di questa operazione. Emanuele Cisi
è uno dei sassofonisti di punta della scena europea. Da alcuni
anni è molto attivo in Francia dove ha prodotto il suo ultimo
disco e dove collabora stabilmente con il nuovo quartetto di Aldo
Romano. Anche Flavio Boltro vive ormai in Francia dove è considerato
un divo al pari delle rockstar più celebri. Con la sua troma
manda in visibilio le platee più esigenti di mezzo mondo e
si propone come uno dei nomi di punta del panorama jazzistico non
solo europeo.
Furio Di Castri, contrabbassista e compositore, ha suonato e inciso
con i più grandi solisti di jazz tra cui Michel Petrucciani,
Chet Baker, Joe Lovano, Paul Bley, Lee Konitz, John Surman e Dave
Liebman. Ha inciso più di 70 dischi e svolge una intensa attività
concertistica in tutto il mondo.
Completano la formazione Eric Vloeimans alla tromba, Gianluca Petrella
al trombone, Joel Allouche alla batteria, Bojan Zulfikarpasic al piano.
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28 giugno |
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ALFREDO DE LA FÈ |
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09 PM
P.zza Mollino
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Il violino appare occasionalmente
nella salsa, ma nello stile della charanga cubana è uno strumento
chiave, cantando e armonizzando in accordi che riempiono gli spazi
dietro un flauto cinguettante. Dei pochi artisti che si sono messi
in luce per la loro maniera personale di suonare, il cubano Alfredo
De La Fé è senza dubbio uno dei più importanti,
ed è sicuramente il più audace sperimentatore nel circuito
della salsa negli ultimi tre decenni.
Con il suo personale look, e il suo strano e maniacale violino a sei
corde (custom made), sul palco é una palla rimbalzante di energia.
Muovendosi agevolmente sul palco tra i musicisti, passa da uno stile
melodico tradizionale, a supporto della poderosa sezione fiati, caratterizzato
dalla dolcezza sonora tipica della charanga, per riemergere con intensi
assoli assolutamente inimitabili, che riempiono l'aria di luminosità
e di sgargianti melodie elettroniche.
Il disco "LATITUDES" racchiude per la maggior parte composizioni
di Alfredo, con l'idea di dare un tributo personale alla tradizione
musicale cubana che ha ispirato la sua vita da sempre. É stato
registrato alla fine del ventesimo secolo, nello stesso momento in
cui ritornavano alla ribalta i grandi classici cubani dopo il successo
di "Buena Vista Social Club". E' il suo tributo alla musica
dell'isola che lasciò alle sue spalle quando appena aveva dieci
anni, e che ancora oggi non può dimenticare. Però c'é
poca quantità di fascino antico in queste reinterpretazioni
che lui descrive come il personale viaggio musicale nella sua vita.
Il suo gruppo attuale è composto da musicisti selezionati accuratamente
in tutta l'America.
Dal 1962, Alfredo, a otto anni già studiava al Conservatorio
dell'Avana e suonava nei vari night clubs danzones con una forte
influenza europea. Lui richiama questa era nell'elegante old-fashion
danzón "Hilda". Quando Alfredo atterrò alla
scena Latina di New York, le orchestre di charanga erano quelle
che suscitavano maggior fascino al momento e i violinisti erano
tra i musicisti più ricercati. Per questo il bravo flautista
José Fajardo dopo averlo ascoltato lo chiamò a suonare
con lui quando appena aveva dodici anni. Così vestito con
il tradizionale costume rumbero, Alfredo imparò l'arte della
musica di night club. Le sue sofisticate improvvisazioni fecero
sudare non poco il grande Maestro Fajardo, creando dei duelli che
facevano impazzire il pubblico.
Nel 1972, nonostante avesse appena diciotto anni, De La Fé
si unisce alla band di Eddie Palmieri. Il meraviglioso e avant-garde
pianista con ugual passione sia per la charanga cubana che per il
rompere le regole, accese il senso avventuroso musicale di Alfredo
dandogli un sapore eterno per la formula trombone-heavy, una delle
cose che più risalta in "LATITUDES". Infatti il
pezzo di apertura " Latin New York " racchiude molti elementi
forgiati con Palmieri - la corrente sotterranea delle linee musicali
dei tromboni e del sax baritono alternate con le frasi dei violini.
" Muñeca " (Bambola) e tributo alla canzone che
fu un grande successo di Palmieri negli anni Settanta. " Asomate
a la Ventana " (Affacciati alla Finestra) fu scritta dal padre
di Alfredo e trasformava il continuo e rimbalzante ritmo del son
cubano in una versione newyorkese con formula conjunto, aggiungendo
un tres cubano alla miscela di flauto e violini, creando un pezzo
di estrema ballabilità per il pubblico da discoteca. Se andiamo
a comparare il risultato di questo feeling con una delle orchestre
con le quali lui ha suonato nel passato, sicuramente deve essere
la orchestra di maggior successo negli anni Settanta, la Tipica
73, alla quale Alfredo con una ventina d'anni o poco più
si unì con il particolare look afro di quell'epoca. Tipica
73 vide il debutto del suo violino elettrico, che lui adattò
per ottenere l'autorità è il funk di una chitarra
rock al punto da introdurre una qualità vibrante e metallica
per soddisfare la versione newyorkese del suono cubano dei vecchi
musicisti. "Il brano che più mi ricorda questa epoca
della Tipica 73 è " Que Manera " che fu cantata
originalmente dal mio fratello musicale José Alberto "
El Canario ". Questo brano è il mio tributo alla Tipica
73 dice Alfredo con soddisfazione.
Nel 1981, Alfredo si prende momentaneamente un periodo di riposo
dalla salsa ballabile per entrare a far parte del più piccolo
ma celebre gruppo che ha avuto Tito Puente "The Latin Percussion
Jazz Emsemble". Non dovendo più preoccuparsi di alimentare
il pubblico ballerino, questo gruppo può concentrarsi con
più attenzione alla improvvisazione sempre facendo riferimento
e attenzione all'essenziale ritmo della clave. La furente "
Descarga Melao " ci ricorda quell'epoca - è una selvaggia
competizione di assoli strumentali - contrabbasso, violino, trombone,
percussioni e il flauto di Elvio Ghigliordini con le sue toccate
e fughe aggiunge colore per tutto il brano. Alfredo ugualmente rievoca
l'inequivocabile afro cuban jazz sound di Irakere con la sua versione
salsa del pezzo favorito di Chucho Valdez "Xiomara"
Negli anni Ottanta Alfredo iniziò a girare il mondo, fermandosi
per un certo periodo in Colombia, paese con una propria e ricca
tradizione e considera la musica cubana come sacra. Usando il modello
cubano, incorporò il ritmo della cumbia colombiana unendolo
a elementi di tutto il continente da cui ottenne una serie di dischi.
I suoi esperimenti con la tecnologia intensificata della nuova era
elettronica (samplers e shynthesizers) trasformarono ancora di più
le possibilità sonore del suo violino. Dopo una decade questo
nuovo album chiude con " Batusalsa " un originale ibrido
latino con una fusione di Afro - cuban - Samba guidata da fisarmonica
e violino e un gruppo di tamburi brasiliani suonati da Eduardo "Dudú"
Penz e Gilson Silveiro. In questo brano si sostituì il flauto
con delle trombe di carnevale.
Attualizzando il repertorio, Alfredo introduce una versione dello
stile cubano moderno chiamato "timba". Nella sua veloce
e funky versione della canzone tradizionale cubana che parla di
una ragazza zingara, " Sandra Mora ", i vocalisti Armando
Miranda e Rodrigo Rodriguez giocano tra un salsa - rap - scat e
una dolce voce lirica. Per il brano
" Somos el Nuevo Milenio " (Siamo il nuovo millennio)
De La Fé marcia con la sua
pan-Latino Salsa Band verso il ventunesimo secolo come il flautista
magico delle favole e con cento anni di musica cubana alle spalle.
Nell' anno 2000 accompagna Celia Cruz al "Bal De La Rose",
annuale ballo di Gala della Casa Reale di Monaco di Monte Carlo
per la fondazione Grace Kelly, e successivamente Oscar D'Leon, Jose'
Alberto el Canario e Milly Puente a Cancan, in Messico.
Nel 2001 la collaborazione con Celia Cruz si consolida e insieme
partecipano a "PAVAROTTI & FRIENDS"; nella stessa
estate la accompagna lungo la tournèe europea.
Formazione
Alfredo De La Fè, violino - Mauricio Diaz, piano - Armando
Miranda, voce - Walter Rebatta, timbales - Daniele Martinez, basso
- Luis Aballe Marrero, congas - Elvio Ghigliordini, sax
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28 giugno |
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ROY PACI & ARETUSKA
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10:30 PM
P.zza Mollino
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Roy Paci , trombettista e
compositore dal futuro carico di aspettative e dal passato già
ricco di "sonore" collaborazioni (Africa Unite , Fratelli
di Soledad , Lou Dalfin , Ex Orchestra , Ivano Fossati, Eric Mingus
, Vinicio Capossela, Persiana Jones , Subsonica , Blue Beaters , Macaco
, Teresa De Sio , Giorgio Conte , 99 Posse , Mau Mau , Manu Chao),
accompagnato dagli Aretuska , si lancia nel suo primo progetto da
solista : "Baciamo le mani " .
Un album, al contempo, italiano ed internazionale perchè frutto
di accesa fusione fra rock, steady, ska, soul, funk e potente sintesi
di melodia e colore mediterranei.
Un disco perfettamente bilanciato fra canzone e ritmo , fra ricercata
vocalità e sapiente gioco di orchestrazione (la grande lezione
di Ennio Morricone o Burt Bacharach è continuo riferimento
per una produzione levigata e sofisticata ma anche capace di assecondare
gli umori più attuali). Un album puntellato dalla presenza
di amici importanti: Meg dei 99 Posse veste di nuova emozione i sentimenti
di Tenco in una rilettura aggiornata di "Se Stasera Sono Qui"
; Dani Carbonell , voce dei Macaco , è protagonista in "Grande
La Media Noche"; Bunna degli Africa Unite batte il tempo in levare
su "The Duse" portando i colori della Jamaica in un disco
già di forte impatto.
Roy Paci ha messo in "circolo", nei clubs e nei teatri
italiani, l'energia di Aretuska a partire dal dicembre scorso; il
giro "bacerà", in lungo e in largo , il suolo italico
regalando il giusto calore all'estate 2002.
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01 luglio |
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SERGIO CAMMARIERE special
guest FABRIZIO BOSSO
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09 PM
P.zza Mollino
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Sergio Cammariere, 40 anni,
nato a Crotone, è un personaggio singolare nel panorama musicale
italiano. Pianista autodidatta dotato di uno stile unico, interprete
coinvolgente, trae la sua ispirazione sia dalla musica classica, da
Beethoven a Debussy, sia dalla tradizione propriamente cantautorale
italiana, sia da alcune raffinate sonorità sudamericane, assimilando
il calore e l'energia di autori come Jobim e Vinicius de Morales.
Notevole anche l'influenza esercitata dal jazz, al quale la sua musica
deve certamente molto. Già verso la fine degli anni ottanta
comincia a comporre una serie di canzoni che sebbene molto valide
rimangono inedite, eccezion fatta per i brani inseriti in un disco
pubblicato nel 1993 con il cantautore Roberto Kunstler I ricordi e
le persone. Nel 1997 Cammariere partecipa al Premio Tenco, catturando
l'attenzione di critica e pubblico. Poche note della sua esibizione
bastano a far capire la sua statura artistica e la Giuria della manifestazione
gli attribuisce all'unanimità il Premio IMAIE come migliore
esecutore e interprete della rassegna, consacrandolo ad autentica
rivelazione dell'anno. Sulla scorta dell'interesse nato intorno alla
figura di Sergio Cammariere, nel 1998 viene pubblicato Tempo perduto,
un Ep promozionale contenente tre brani suggestivi ed evocativi, sintesi
espressiva di grande gusto ed equilibrio. Dopo un periodo di rinnovamento
e riflessione nasce ora Dalla pace del mare lontano (distr. EMI),
primo CD autenticamente suo, album nel quale Sergio riesce a canalizzare
brillantemente le sue molteplici esperienze ed ispirazioni, che si
segnala subito per un linguaggio definitivamente maturo e molto personale.
Alcuni brani del CD vengono presentati nell'ottobre scorso in anteprima
al Premio Tenco 2001, dove Sergio si segnala nuovamente con una travolgente
interpretazione 'live'. Il CD viene registrato in presa diretta in
quattro giorni con la collaborazione di giovani musicisti di ambito
jazzistico: Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria,
Olen Cesari al violino, Fabrizio Bosso alla tromba e flicorno. La
chitarra di Alex Britti, ospite d'eccezione, accompagna brillantemente
alcuni brani di questo nuovo lavoro discografico. La consapevolezza
dell'eterno rinnovarsi della persona, che apre agli occhi e al sentimento
prospettive diverse di posti conosciuti, nuove emozioni e nuove linee
di approfondimento, è la linea guida di tutta la prima parte
del disco, che va da Sorella Mia a Le porte del sogno, in cui ogni
arrangiamento, ogni parola, pur non essendo indispensabile è
utile ed importante per descrivere questo stato d'animo di leggera
sospensione. Spicca su tutti, Via da questo Mare, certamente uno dei
brani più importanti del CD. A sorreggere i cambi di umore
e di ritmo le delicate parole di Roberto Kunstler e le improvvise
aperture/chiusure, dove riemergono tutte le esperienze musicali di
Cammariere, capace di fondere jazz e percussioni, delicati giri di
pianoforte e un gusto per lo swing tutto particolare. Lo stacco avviene
con Il Mare, canzone famosissima di Charles Trenet con il testo italiano
di Pasquale Panella. La scelta non è ovviamente casuale, è
un omaggio al mare, a cui Sergio appartiene, a Trenet e a tutti gli
chansonniers, a cui Sergio comunque deve qualche cosa come ispirazione
musicale. La conclusione del disco è affidata a brani come
Cantautore piccolino e Paese di gol, che sottolineano una vena auto-ironica,
dove la musica si fa più urgente, saltellante in uno swing,
che apre l'ispirazione, sui piccoli e grandi vizi di quest'Italia.
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01 luglio |
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WAYNE SHORTER
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10:30 PM
P.zza Mollino
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Una carriera straordinaria
quella di Wayne Shorter. Negli anni Sessanta protagonista nelle
fila dei gruppi hard bop di Horace Silver e di Art Blakey e poi
leader, assieme a Joe Zawinul dei Weather Report, forse il gruppo
di jazz-rock più importante, storicamente e artisticamente.
A quasi 70 anni Shorter continua ad essere uno dei migliori sassofonisti
in circolazione, capace di costruire musica piema di prelibatezze
e ingegno. I suoi classici, "Ju Ju", "Mascalero",
"Atlantis" sono proposti in ogni concerto in maniera diversa,
quasi cone se Shorter stesse attraversando un momento di ripensamento
artistico. La sua musica che ricorda sia il periodo con Miles Davis
che con i Weather Report, risulta più spaziata, tessuta a
larghe maglie, apparentemente non regolari, soprattutto nell'uso
della ritmica che supporta i suoi assoli, sempre tesi, asciutti
anche se si ingrovigliano in un profluvio di note accartocciate
ma che quando si asciugano in note singole o in semplici riff ripetuti
che portano a un senso di angoscia dolorosa. La ritmica è
fondamentale nella riuscita di questa relativamente nuova proposta:
fuori dai canoni tradizionali, con un continuo insinuarsi nelle
linee melodiche inventate da Shorter, sia il pianista Danilo Perez
che il contrabbassista John Patitucci rinunciano agli accordi di
sostegno regolari per un accompagnamento di puro modernissimo "Call
and response", il tutto ben sostenuto dalla forte e precisa
batteria di Brian Blade.
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02 luglio |
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JOE ZAWINUL SYNDICATE
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10:30 PM
P.zza Mollino
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Josef Zawinul, nato e cresciuto
in Austria, è nato a Vienna nel 1932, da ragazzo si dimostra
un vero prodigio alla fisarmonica. Durante la Seconda Guerra Mondiale
viene mandato in Cecoslovacchia a studiare pianoforte al Conservatorio
e a tredici anni, ormai perfetto musicista classico , è introdotto
al jazz da un compagno di studi e da allora non se ne distaccherà
più. Puntando su una carriera da jazzista nel bel mezzo della
devastazione dell'Europa post-bellica, Zawinul si unisce a vari
jazz combo. Una borsa di studio del prestigioso Berklee College
of Music di Boston è il suo biglietto per le rive americane.
Fra i tanti grandi del jazz con cui lavora, i primi sono Maynard
Ferguson, Dinah Washington e Joe Williams. Nel 1961, Zawinul si
unisce a Cannonball Adderley, con cui suona per nove anni, fino
al '70. Durante quel periodo incide circa venti album e scrive più
di 40 canzoni per il grande del sax, incluso l'immortale "No
mercy for me". Tra la fine degli anni '60 ed i primi anni '70,
lavora con Miles Davis: questa collaborazione da superbi frutti,
come "Bitches Brew" e "In a silent way", per
cui Joe scrive il pezzo omonimo.
Zawinul realizza il suo lp di debutto in solo nel 1969 e l'anno
seguente contribuisce a cambiare il corso della storia del jazz
fondando i Weather Report assieme al sassofonista Wayne Shorter
e al bassista Jaco Pastorius. Per 14 anni, fino al loro scioglimento,
i Weather Report sono il punto di riferimento per tutto il mondo
del jazz fusion, con una dozzina di album campioni di vendita, capolavori
come "Birdland", guadagnandosi un posto speciale nell'olimpo
del jazz. Un gruppo multietnico come nella migliore tradizione di
questo musicista che, mantenendo intatta una sana e vitalissima
curiosità, incontra con sagacia le etnie di tutto il mondo
in una miscela di colori, suoni e sapori esaltante. Musica in cui
si sentono echi del mondo, fra vocalità ancestrali e parossistiche
danze metropolitane, ritmi tribali e scenari postmoderni.
Agli inizi dell'86, Zawinul realizza il suo secondo lp in solo,
"Dialects". E' in tournée in America, Europa e
Giappone. Nell'87 fonda il gruppo Zawinul Syndicate, con cui incide
album di assoluto valore, con un paio di nomination al Grammy. Amato
e stimato dalle platee jazzofile, Zawinul è stato vincitore
del Premio della rivista Downbeat, come miglior tastierista per
21 degli ultimi 22 anni. Per la Philip Classic ha realizzato la
sua opera sinfonica in sette parti dal titolo "Stories of the
Danube", al fianco di alcuni musicisti del Syndicate. E' dell'aprile
'98 l'uscita della sua ultima fatica discografica per la ESC: il
cd live registrato in tre serate, due al famoso Quasimodo Club di
Berlino l'altra alla Concert Hall della tedesca Trier, durante il
tour mondiale del 1997.
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